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Info

Altitudine 271 m s.l.m.
Superficie 20,20 km²
Abitanti 4 129 (09-07-2012)
Densità 204,41 ab./km²
Frazioni Luzzano
Comuni confinanti AirolaArienzo (CE)Bucciano,ForchiaSant'Agata de' Goti,Tocco Caudio
Cod. postale 82010
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062040
Cod. catastale F274
Targa BN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica
zona D, 1 563 GG
Nome abitanti moianesi
Patrono San Pietro Apostolo
Giorno  festivo 29 giugno

Moiano

Il comune di Moiano si sviluppa all’interno della Valle Caudina, in particolare, nella Piana dell’Isclero che costituisce l’estremo lembo occidentale di questa valle, ad una quota oscillante intorno ai 270 m sul livello del mare. La sua superficie totale è di circa 20,2 km2.

Esso è ubicato a piccola distanza dai più importanti centri della Campania: dista, infatti, 45 km da Napoli, 30 km da Caserta e circa 32 km da Benevento.

Il centro abitato è costituito da due agglomerati principali: il capoluogo in cui è la sede degli organi istituzionali e degli uffici del Comune, e la frazione di Luzzano che dista circa 1,5 km dal capoluogo stesso. Moiano,  come spesso avviene nei piccoli centri di origine rurale, è il risultato della  progressiva saldatura di antichi aggregati di abitazioni che corrispondevano alle attuali zone di Via Sannita, via del Progresso, via Pietrarola e alla zona della Torre. Lo stesso si può dire per la frazione dove le zone più antiche si individuano nel Serrone, nell’ampia zona dei “cammini” corrispondente alla zona a monte dell’asse costituito da via Rio - via Vecchia San Nicola - via Trice, e nella zona dei “Casilli”.

La popolazione totale del comune è, attualmente, di circa 4200 abitanti.

Geografia fisica e cenni di geologia

Il territorio di Moiano, dal punto di vista morfologico, è in prevalenza collinare: solo circa 3 km2 hanno infatti andamento pianeggiante o sub-pianeggiante.

La Piana dell’Isclero prende il nome dal fiume che l’attraversa. Si tratta di un affluente del Volturno che ha origine da sorgenti poste sulle pendici settentrionali dei monti del gruppo Avella, Partenio, nel comune di Cervinara ed arriva a Moiano dopo aver attraversato la Valle Caudina ricevendo le acque da alcuni torrenti suoi tributari. Il fiume scorre, da sud est verso nord ovest con il suo alveo, per lunghi tratti, incassato all’interno dei terreni alluvionali che formano la pianura; l’azione erosiva operata dalle acque ha fatto sì che, nella zona tra i monti Lecito e Porrito si sia creato un vero e proprio canyon, in alcuni punti di difficile accesso, all’interno delle rocce calcaree dei due rilievi. In questa zona, tra l’altro, nei secoli passati l’acqua dell’Isclero è stata sfruttata come forza motrice per il funzionamento di due mulini ad acqua: il mulino del Ciesco ed il mulino del Mastromarco, entrambi con una sola macina, i cui resti sono ancora visitabili in prossimità dell’alveo fluviale.

La pianura è bordata ad ovest dalle colline appartenenti al gruppo dei Monti di Durazzano che comprendono i rilievi di Monte Mainiti, Lecito, Fusanti, Cioppola, Saucolo, Erta, con altezze comprese tra i 442 ed i 752 metri. Nella valle individuata dai versanti dei monti Fusanti e Cioppola è ubicata la frazione di Luzzano.

A Nord Est la pianura è invece delimitata dal piccolo rilievo di Monte Porrito e, soprattutto, dalle pendici di Monte Taburno. Questa parte del territorio comunale si spinge ben oltre la cresta di questo massiccio montuoso, raggiungendo una quota massima di circa 1200 metri e ricade, quasi per intero all’interno dei confini del Parco Regionale del Taburno Camposauro.

Dal punto di vista geologico, la Piana dell’Isclero è caratterizzata dalla presenza nella successione verticale di depositi costituiti da brecce, detriti di falda e depositi di conoide di natura calcarea, soprattutto alla base del Monte Taburno, da depositi piroclastici litoidi (tufo) e sciolti, soprattutto tra Moiano ed Airola, e, nel settore centrale, da depositi lacustri, alluvionali e piroclastici rimaneggiati. I rilievi montuosi che bordano la piana sono costituiti essenzialmente da successioni calcaree e calcareo dolomitiche.

I depositi quaternari della pianura sono sede di una falda acquifera, che si livella a 240-250 m sul livello del mare ed è alimentata da travasi idrici sotterranei provenienti dal Monte Taburno. Le acque sotterranee della pianura, a loro volta, trovano il loro recapito finale in parte nel Fiume Isclero, e in parte predominante nella falda acquifera dei Monti di Durazzano con il travaso che avviene, in maniera abbastanza concentrata, in corrispondenza del Monte Porrito.  

Vegetazione e fauna spontanea

Le colline di Moiano, oltre che per la folta vegetazione dei fondi coltivati soprattutto a oliveti, si caratterizzano per la presenza di estesi boschi di castagno selvatico il cui legno era utilizzato un tempo per la produzione di doghe per botti mentre oggi viene sfruttato soprattutto come legna da ardere.

A queste più diffuse specie arboree si affiancano poi querce, ginestre, lecci, faggi, pini, abeti e carpini, molte varietà spontanee tipiche della macchia mediterranea, oltre ad erbe aromatiche come il finocchio selvatico e l’origano.

La zona del Taburno è, invece, caratterizzata dalla presenza di quello che viene definito bosco misto: esso si estende per gran parte del massiccio a partire dal limite inferiore della faggeta, fino alle aree coltivate alla base dei versanti e comprende acero, carpino, carpino nero, frassino, olmo, ontano, roverella.

Nelle aree, esterne agli insediamenti abitati, in cui l’uomo ha realizzato in genere attività a basso impatto ambientale, è abbastanza facile avvistare esemplari della fauna selvatica come volpi, talpe, ricci, tassi e cinghiali mentre è abbastanza frequente la segnalazione di piccoli mammiferi a comportamento predatorio come faine e donnole. Fra gli uccelli va annoverata la presenza, soprattutto sui versanti del Taburno, di piccoli rapaci (poiane, gheppi), corvi imperiali, cornacchie, cuculi e picchi rossi. Abbastanza ricca è la rappresentanza di rapaci notturni con civette e gufi comuni. Tra i rettili si segnala la presenza delle comuni lucertole campestre e muraiola e un certo numero di varietà di serpenti tra cui anche la vipera. Sono piuttosto rari invece gli anfibi (rana appenninica, rospo comune e tritone italiano) a causa della scarsa presenza di pozze e sorgenti.

Economia

Moiano è stato e rimane un paese a prevalente vocazione agricola. In passato erano molto numerose anche le famiglie che si dedicavano all’allevamento di bestiame (prevalentemente bovini ed ovini). Si trattava per molti aspetti, anche a causa del fatto che le proprietà fondiarie erano estremamente frammentate, di attività di sussistenza, i cui prodotti erano cioè destinati essenzialmente al consumo diretto delle famiglie contadine.

Anche attualmente le imprese agricole hanno per lo più dimensione familiare: è molto ridotto il numero di vere e proprie aziende agricolo/zootecniche così come è ristretto il numero di imprese a carattere artigianale e, ancor di più, quello di imprese a carattere industriale operanti sul territorio.

A Moiano è molto diffusa la coltivazione di olivi, ortaggi, mais, ciliegi; negli ultimi decenni è andata invece diminuendo, in modo consistente, la viticoltura, la coltivazione del frumento e quella del tabacco e si è ridotta anche quella della mela annurca che, per molto tempo, ha rappresentato uno dei motivi di vanto dell’economia agricola locale.

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Turismo

Luoghi di interesse storico - artistico

Di particolare interesse storico a Moiano sono, la Chiesa di San Sebastiano, la Chiesa di San Pietro Apostolo, il Palazzo Crisci, il Palazzo De Marco (noto anche come Palazzo Pece). Nella frazione di Luzzano è da menzionare l’antico insediamento del “Serrone”, la chiesa di San Vito, la chiesa di San Nicola Magno e il centro storico con i tipici “cammini”, un intricato sistema di pedamentine che si sviluppa, alla base del versante di Monte Fusanti, e collega tutti gli edifici del nucleo antico al tracciato di Via Vecchia San Nicola.

Una delle opere più importanti presenti a Moiano è il Ponte Carlo III, in località Castellone, facente parte del sistema dell’Acquedotto Carolino, patrimonio UNESCO.

Chiesa di San Pietro apostolo

La sua esistenza è documentata già a partire dal 1476 quando era costituita da una sola navata con asse parallelo all'attuale via Sannita e perciò corrispondente all'odierna sacrestia. Distrutta completamente in seguito al disastroso terremoto del 5 giugno 1688 fu ricostruita e inaugurata nel 1717. La nuova chiesa fu realizzata con impianto a croce latina, tre navate ed asse principale perpendicolare a quello della chiesa originaria. I lavori di completamento del nuovo edificio si protrassero praticamente per tutto il XVIII secolo e si conclusero nel 1822 quando furono ultimati la facciata ed il campanile ad opera probabilmente dell'architetto Iardini.

Di particolare interesse gli altari in marmo intarsiato, un bel fonte battesimale anch’esso in marmi policromi e il notevole altare maggiore. Nella navata si apre la cappella Della Madonna della Libera costruita grazie al contributo economico dei moianesi emigrati all’estero nel XIX secolo.

Chiesa di San Vito Martire. La sua costruzione risale al tardo Medioevo ed è caratterizzata dall'altare maggiore con marmi policromi che, come testimoniato da una iscrizione apposta sull'altare stesso, fu consacrato nel 1729 dal Papa Benedetto XIII quando era ancora arcivescovo di Benevento e dalla presenza di una piccola acquasantiera in pietra con iscrizioni il cui significato è ancora ignoto.

Chiesa di  San Nicola Magno

Anch'essa molto antica, fu ricostruita, come testimonia una lapide al suo interno, nel 1738. È stata oggetto nei decenni scorsi di interventi di restauro nel corso dei quali sono venuti alla luce resti della chiesa originaria.

Chiesa di San Sebastiano

È, senza dubbio, per la ricchezza e la bellezza delle decorazioni e delle rifiniture interne, uno dei tesori artistici della Valle Caudina. Non è stato possibile finora, per l’incompletezza e la frammentarietà delle notizie, individuare con precisione il periodo in cui è stata edificata anche se, è dato certo, esisteva sicuramente agli inizi del XVI secolo (viene citata per la prima volta in un documento del 1514).

La chiesa è costituita, essenzialmente, da una sola navata e dalla sacrestia a cui si accede direttamente dal presbiterio. È caratterizzata dalla presenza, oltre l’altare maggiore, di altri quattro altari laterali inseriti all’interno di archi ribassati e ciascuno sormontato da un dipinto. Di tre di essi non è certa l’attribuzione anche se è opinione abbastanza diffusa che si tratti di opere della scuola di Francesco De Mura. È invece di Decio Frascadore, pittore nativo di Solopaca, il quadro raffigurante San Filippo Neri, presente sul secondo altare a destra della navata.

In origine decorata in maniera assai modesta la chiesa, dopo la peste del 1656, fu notevolmente arricchita, mentre andava sempre più consolidandosi la devozione a San Sebastiano il santo che viene invocato appunto a protezione dalle epidemie di peste. Alla rifinitura e decorazione della chiesa collaborarono, tra gli altri, Carlo D’Adamo, uno dei più importanti artisti del marmo lavorato di Napoli, che realizzò la maggior parte degli arredi scultorei, compreso l’altare maggiore che fu ultimato nel 1731, e lo scultore Giovan Battista Antonini, fra i maggiori esponenti della scultura rococò meridionale.

La principale fonte di attrazione della chiesa di San Sebastiano è rappresentata, senza dubbio, dai bellissimi affreschi realizzati, tra il 1703 e il 1710, da Tommaso Giaquinto, allievo di Luca Giordano.

Essi rappresentano il più importante ciclo di affreschi di questo artista e raffigurano, lungo le pareti della navata, una serie di episodi della vita di Mosè. Le rappresentazioni proseguono, sull’arco trionfale, con L’Adorazione dei pastori  e La cacciata dei mercanti dal Tempio, sulle pareti laterali del presbiterio con  Il martirio e l'uccisione di S. Sebastiano, nei pennacchi con le immagini dei profeti Geremia, Davide, Giona e Giobbe.

La cupola è caratterizzata dalla raffigurazione della Gloria celeste e opere di misericordia con scene ispirate alla terribile epidemia di peste che, pochi decenni prima, aveva colpito Moiano e l’intera Valle Caudina e che aveva segnato drammaticamente la comunità.  Sulla controfacciata della chiesa, infine, un bel Concerto degli angeli incornicia il vano originariamente occupato da un organo di cui si sono perse le tracce.

Interamente decorata anche la volta della navata con motivi e scene attribuite ad Antonio Marotta, un artista minore, probabilmente originario di Maddaloni 

Il Ponte Carlo III

Il Ponte Carlo III è uno dei tre ponti che caratterizzano il percorso dell’Acquedotto Carolino, una delle più importanti opere realizzate dai Borbone e una delle costruzioni più imponenti del Settecento europeo. La realizzazione di questo acquedotto nacque dalla necessità di garantire alla Reggia di Caserta un'adeguata fornitura idrica, e del suo progetto fu incaricato, nel 1750, l'architetto Luigi Vanvitelli.

L’acquedotto si sviluppa, a partire dalle sorgenti del Fizzo, nel comune di Airola, con un condotto interrato, tranne le parti che passano sui ponti; il suo sviluppo è segnalato da 67 torrini, costruzioni a pianta quadrata e copertura piramidale, con funzione di sfiatatoi ed accessi per l’ispezione.

La costruzione del Ponte Carlo III (o Ponte Nuovo sul Fiume Faenza, come lo denomina Vanvitelli nei suoi scritti)  in Località Castellone, ai confini di Moiano con Airola e Bucciano,  rappresentò la prima attestazione pubblica della riuscita del lavoro dell’architetto, e fu celebrata in occasione di una visita dei sovrani Carlo III e Amalia di Sassonia al cantiere. In questa circostanza, il 30 marzo 1754, Vanvitelli organizzò una “mostra dell’acqua” con lo scopo di esibire pubblicamente, per la prima volta, la grande opera che si apprestava a realizzare.

La struttura del ponte sull'Isclero, (Pagliaro, 2015)è in blocchi di tufo con i giunti, in origine, listati a calce. Questo ponte, a differenza di quelli di Durazzano e di Valle di Maddaloni è privo di parapetti e di un vero e proprio camminamento superiore. Il piano di calpestio dell’opera è costituito, semplicemente, dall'estradosso della volta, in pietra irregolare, che riveste il condotto ed è bordato da blocchi squadrati di pietra calcarea. Il ponte è presenta quattro archi: tre di essi, i più piccoli, hanno l'imposta sotto il piano di campagna, e sono caratterizzati dal tufo "faccia vista" mentre il quarto, sotto il quale passa l'Isclero, è contrassegnato da cornici di pietra, marcapiani e da due lapidi, una per ogni fronte della struttura, che recano la stessa frase: “CAROLUS ET AMALIA UTR. SIC. ET. HIER. R. A.D. MDCCLIII”. La data del 1753 è simbolica, essa ricorda l'anno della posa della prima pietra dell'Acquedotto Carolino, e non quella edificazione del ponte stesso.

Dal 1997, l’Acquedotto Carolino e quindi anche il Ponte Carlo III, sono stati inclusi  nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Da vedere anche:

Il Museo del Presepe, in Luzzano alla via San Vito. Inaugurato nel 2012 ospita una mostra di gruppi e scorci presepiali realizzati, nel corso degli anni, da artigiani locali oltre che un grande presepe realizzato ogni anno dalla associazione Amici del Presepe.

Per gli amanti del trekking, ma non solo, può risultare interessante una escursione alla grotta di San Mauro, sulle pendici del Monte Taburno. Alla grotta si giunge mezzo di un sentiero alquanto disagevole o, in modo più comodo, da un sentiero che ha origine dalla strada che porta al Santuario della Madonna Taburno. La grotta, in origine assai decorata (alcune decorazioni risalivano all’inizio del XVII secolo) e dotata di un altarino in tufo e di una sorta di vasca di raccolta delle acque,  era meta di pellegrinaggi dei devoti che invocavano la pioggia. Nel XIX secolo il culto per San Mauro andò rapidamente attenuandosi a causa della crescente devozione per la Madonna della Libera da parte delle popolazioni dell’intera zona.

 

Festività e ricorrenze

 

Le festività più importanti che si svolgono nel corso dell’anno sono essenzialmente a carattere religioso. Particolarmente sentita è la festa della “Madonna della Libera” (7-9 settembre). La devozione per questa Madonna affonda le sue radici in tempi assai remoti. Già nel XVI secolo, infatti, era molto praticato il culto per “Santa Maria de Moyano”  ma, essendo la chiesa a lei dedicata in stato di abbandono, questa parrocchia fu unita a quella di San Pietro (1546 ca.) con non poche proteste da parte dei fedeli. In realtà pare probabile che questo culto sia da collegare a quello, assai più antico,  per una icona greca, la Vergine del Segno, testimoniato dal ritrovamento nel sito dove sorgeva la Chiesa della Madonna (corrispondente all’attuale zona dei via San Sebastiano) di monete bizantine del X secolo: questo potrebbe spiegare anche il perché del fatto che la Madonna della Libera è una Madonna Nera. La devozione per questa Madonna si diffuse al di là dei confini del casale ed ha sempre attirato un grandissimo numero di pellegrini da tutti i paesi della Valle Caudina e non solo.

 

Oltre a questa ricorrenza si ricordano anche la festa della Madonna del Rosario (la domenica di ottobre) e, nella frazione di Luzzano, la Festa di Sant’Antonio (agosto) e la festa di San Giuseppe.

 

Eventi

 

Luci e stelle sulla Valle (accensione dell'albero di Natale su Monte Lecito) – Inizio dicembre

 

Moiano Città dei Bambini – Luglio/agosto

 

Festa del panuozzo e patate paesane - Agosto

 

Mercatini di San Nicola - Dicembre

 

Numeri utili

 

Vigili Urbani                                                    0823711750

 

Istituto Comprensivo “F. De Sanctis”                                                                                                                 0823711653

 

Pro Loco – Contrada San Giacomo

 

Guardia Medica                                               0823715191

 

Carabinieri Airola                                            08237114711

 

Strutture ricettive e ristorative

 

Pasticceria “Guadagno” - Via Nuova Europa

 

Hotel “Santjago Ranch” – Contrada San Giacomo

 

Hotel ristorante acquapark “Villa Verde” -  Via San Giacomo

 

Ristorante pizzeria “Antichi Sapori del Taburno” – Via Variante Caudina

 

Ristorante pizzeria del Buongustaio – Via Variante Caudina

 

Panificio pizzeria “Del Ponte” - Via Variante Caudina

 

Ristorante pizzeria “Dal Guappo” - Via Nuova San Pietro

 

Pizzeria “Da Liberato” - Via Pie' casali (Luzzano)

 

Bar Pizzeria “New Heawen” - Piazza San Pietro

 

Pizzeria Rosticceria “Pollo alla diavola” - Via Ponte Nuovo

 

Ristorante pizzeria “La Lanternina” - Via Vignali

 

Trattoria “Stella Majuri” – Via Monte Lecito

 

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Come Arrivare

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In auto: 

Da Napoli: Autostrada A1, uscita Caserta Sud, seguire la S.S. 7 Appia in direzione Benevento, dopo Arpaia svoltare al bivio di Airola-Moiano

Da Caserta: S. S.  7 Appia, dopo Arpaia svoltare al bivio di Airola-Moiano

Da Benevento: S.S. 7 Appia dir. Caserta, svoltare al bivio di Airola-Moiano

Da Avellino: Autostrada A16, uscita Benevento. Seguire indicazioni per Caserta e percorrere la S.S. 7 Appia fino al Bivio per Airola-Moiano

Da Salerno: Raccordo autostradale Salerno Avellino, proseguire in direzione Benevento poi S.S. 7 Appia dir. Caserta, svoltare al bivio di Airola-Moiano

In treno, da Benevento e Napoli, Moiano è raggiungibile mediante la Ferrovia Napoli-Benevento via Valle Caudina: la stazione più vicina è quella di Arpaia-Airola-Sant’Agata de’ Goti.

Moiano è collegata direttamente a Napoli e Benevento anche per mezzo di autolinee pubbliche.

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La Storia

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Premessa

La storia di Moiano non può essere raccontata attraverso notizie derivanti da fonti dirette poiché esse sono rare e carenti e poco riportano dell’abitato e degli abitanti.  L’unica certezza storiografica si attesta dal secolo XV quando Moiano risulta essere parte del territorio di Airola di cui resterà uno dei casali fino al 1809, anno in cui divenne comune autonomo. Questo non significa, tuttavia, che il territorio non abbia una storia da raccontare per i secoli che precedono quello indicato anzi, a guardar bene, ci sono varie indicazioni da cui trarre notizie significative dell’esistenza, nell’attuale territorio, degli abitanti e dei loro usi in epoca assai precedente rispetto al secolo prima indicato.

La ricerca sulla storia di Moiano, per quanto detto, si deve perciò orientare verso fonti indirette da cui dedurre informazioni che, collegate tra loro e calate in un contesto più ampio, quello dell'intera Valle Caudina, permettono di tracciare uno scenario di vita e di comunità viva e attiva.

La ricerca, dunque, parte da un repertorio delle “tracce” che ad oggi il paese conserva, in molti casi inconsapevolmente perché si è persa la memoria del loro significato. Lapidi, stemmi, effigi, tombe, scritte, disegni, cortili, palazzi, chiese, mulini, ponti; vengono poi gli elementi umani: le famiglie, i cognomi, i soprannomi, gli aneddoti, i detti; ancora elementi naturalistici: colline, sentieri, il fiume, le sorgenti d’acqua.

Si tratta di tracce, piccole o grandi, che correttamente interpretate testimoniano un passato vivo e che aiutano a delineare come nel tempo sia cresciuta e si sia definita la comunità moianese.

Le origini : epoca sannitica.

L'abitato, secondo la tesi attualmente più accreditata, prenderebbe il nome da un "Fundus Mevianus" e, in questa ipotesi, il toponimo avrebbe origine prediale, deriverebbe cioè dal nome di un territorio, o meglio una proprietà fondiaria. Il documento a sostegno di tale ipotesi è una pergamena del Codice di Cava, datato 947, in cui si legge “in locum trans Boneia, ubi proprio Maiano dicitur”.  In un altro documento di epoca successiva (997) si legge anche “in locum trans Boneia ubi dicitur Meiana”. Allo stesso modo anche il nome della frazione, Luzzano, sarebbe una formazione prediale in quanto avrebbe origine da “Lutius” che ricorre in alcune iscrizioni romane rinvenute nella zona (R. Crisci - 2004).

La storia degli insediamenti umani dell'area è di sicuro molto più antica. Andando a ritroso nel tempo elementi indicativi del passato del territorio sono, ad esempio, quelli emersi dai numerosi scavi che, per vari motivi, sono stati effettuati nel tempo. In particolare, a Moiano, in località Vado degli Anfratti, sono state rinvenute, anche di recente, numerose tombe di epoca sannitica, talora complete del corredo funebre, che rimandano a presenze abitative già nel IV – III secolo a. C. Di questi ritrovamenti da testimonianza già Ferdinando Colonna dei Principi di Stigliano (1889) che, nel contempo, da anche notizia del fatto che molte suppellettili delle tombe scoperte nel XIX secolo andarono a far parte della collezione della famiglia Rainone di Sant’Agata de’ Goti. 

A questo periodo risale, tra l’altro, l’episodio delle “Forche Caudine”, l’umiliante disfatta patita dall’esercito di Roma nel 321 a.C. ad opera dei sanniti, con i soldati romani che subirono l'onta di dover passare, privi di armi e tunica, sotto un giogo di lance.

Le Forche Caudine costituiscono l’elemento storico più caratterizzante della Valle Caudina. Esso fu raccontato con dovizia di particolari da Tito Livio che però non fornì gli elementi topografici e geografici che avrebbero consentito di individuare con certezza il luogo dove il fatto avvenne. Questa insufficienza di informazioni ha dato vita ad una secolare diatriba storica e molti sono i testi che collegano direttamente Moiano a questo evento ritenendo che l’agguato all’esercito romano inmarcia verso Luceria, abbia avuto luogo nella valle tra Moiano e Sant’Agata de’ Goti. e che, perciò, proprio in questa zona si sia verificata la memorabile disfatta delle legioni romane ad opera dei fieri sanniti.

Giuseppe De Lucia, ad esempio, (1969) riporta, tra le altre, la tesi di Filippo Cluverio secondo cui questo evento storico si sarebbe verificato appunto nel tratto della valle dell’Isclero compreso tra Moiano e Sant’Agata dei Goti, e cita numerosi altri autori che condividono questa ipotesi (Trutta. Dissertazioni istoriche delle Antichità Alifane – 1776, Varrone. Storia di Limatola e Rinaldi. Memorie istoriche della fedelissima citta di Capua – 1753.

Anche Domenico Bartolini (1827), in questa disputa sulla esatta ubicazione dell'episodio delle Forche Caudine cita, sia pur per motivi opposti, Moiano: “... Luca Olstenio uomo sommo riconobbe il vero corso dell’Appia, e Caudio in Arpaia, ma lo stretto dove i Romani restarono chiusi, lo vide nell’ampia valle, che dopo Arpaia, corre fino a Montesarchio. Questo suo parere è rigettato […] perchè trovasi in opposizione col testo di Livio, il quale dà due aditi alla valle, e non tre, che sono in questa seconda valle molto più ampia, il primo in Arpaia, il secondo a Sferracavallo al di là di Montesarchio, e ‘l terzo dopo Moiano”.

Più di recente anche Antonio Jamalio (1918) ha ripreso la tesi di Olstenio secondo cui il territorio racchiuso fra il monte Porrito, le sorgenti del Fizzo, il fiume Faenza, ora Isclero, e le sorgenti d’acqua del territorio moianese, fosse per conformazione topografica ed elementi naturalistici, più congeniale, rispetto alla conca di Arpaia, alla descrizione fatta da Tito Livio. Secondo Jamalio questa zona poteva meglio contenere i circa 40.000 soldati e tutti i carriaggi  al seguito dell’esercito romano mentre la terra fertile, ricca di acqua per la presenza del fiume Isclero e di ricche sorgenti, costituivano condizioni indispensabili per la quotidiana gestione dell’armata romana e dei cavalli. 

Tracce del periodo dal ‘400 al ‘900

Qualche cenno sull'esistenza di Moiano e Luzzano si rinviene anche nel periodo del basso Medioevo, ma è tra il ‘400 e l’inizio del ‘900 che la storia riceve l’impulso maggiore. Il territorio cominciò ad essere maggiormente abitato nel ‘400, come casale della Terra di Airola, e nei secoli a seguire si accrebbe la presenza di abitanti stabili. Nella prospettiva della definizione di un repertorio di tracce, si pongono all'attenzione del lettore le seguenti:

·         a metà del ‘400 la cronaca della costruzione del Santuario della Madonna del Taburno, voluta da Carlo Carafa Conte di Airola, a seguito dell’apparizione della Vergine ad una giovinetta del casale di Moiano, Agnese Pepe;  (R. Caporuscio, 1988a)

·         le notizie della terribile peste che nel’600 colpì Napoli e raggiunse Airola e i suoi casali;

·         un documento di convocazione dell’Università di Airola, una sorta di Consiglio Cittadino, per definire questioni di proprietà terriere nel quale vengono citati i “rappresentanti dei casali di Moiano e Luzzano”. (R. Caporuscio, 1988b).

Nell’arco dei secoli, la popolazione, dapprima scarsa, andò aumentando e le favorevoli caratteristiche naturali della zona ne fecero, tra ‘700 e ‘800, meta di soggiorno di esponenti delle famiglie benestanti del napoletano alcune delle quali scelsero di stabilirsi in questo casale. L’aria salubre, l’acqua, il paesaggio, il clima rendevano confortevole la vita e perciò, gradatamente, Moiano fu interessato da una graduale trasformazione urbana, in seguito alla costruzione di alcune grandi residenze da parte di queste famiglie che avevano scelto di fare di questo piccolo centro rurale la loro residenza. Tutto ciò determinò un ulteriore incremento della popolazione. Nel 1809 Moiano e Luzzano si staccarono da Airola e divennero comuni autonomi e, successivamente, nel 1867 Luzzano fu aggregato a Moiano.

 

I Palazzi con i particolari degli stemmi che ancora oggi, in molti casi, sovrastano le arcate dei portali in pietra, le varie architetture, gli abbellimenti delle facciate, i cortili e poi le famiglie che nei secoli li hanno abitati, i cognomi, gli arredi, gli aneddoti tramandati sono altre importanti tracce per ricostruire il passato.

Si elencano qui le principali dimore rimandando, eventualmente, ad una successiva integrazione della pagina singoli approfondimenti: Palazzo De Marco, Palazzo Crisci, Palazzo Della Valle, Palazzo Menna, Palazzo Ciardulli con annessa cappella, Palazzo Ferace, Palazzo Oropallo, Palazzo Bernardo, Palazzo Iodice.

Tracce della storia Sociale:

Due sono i fatti storici che hanno inciso profondamente, in passato, sulla struttura sociale della popolazione moianese e di cui tutt’oggi si conservano le tracce: gli eventi calamitosi che contrassegnarono il XVI secolo (la peste e il terremoto) ed il fenomenodell’emigrazione di inizio ‘900.

Di questi due accadimenti, il primo ha determinato la nascita vera e propria del senso di comunità del popolo moianese ed il secondo il definitivo consolidamento della antica, ma sicuramente in origine meno forte, devozione alla Madonna della Libera il cui culto è uno dei motivi di richiamo di fedeli che, provenienti da tutti i comuni del circondario, affollano il paese nei giorni della festa che viene celebrata ogni anno dal 7 al 9 settembre.

La peste del 1656 prima ed il terremoto del 1688 poi, provocarono una strage. Ogni famiglia nei vari casali di Airola e quindi anche a Moiano subì uno o più lutti e ciò ebbe forti ripercussioni anche sull’economia determinando per la popolazione fame e povertà: in un inventario fatto nel 1661 durante la visita pastorale del vescovo di Sant’Agata de’ Goti, Domenico Campanella si legge: “[…]Si nota come su 602 moggia ben 545, ossia il 90%, siano incolte”, (Caporuscio, 1993) a conferma del fatto che le calamità avevano, per così dire, sottratto moltissime braccia al lavoro dei campi. 

La Chiesa di S. Sebastiano con il ciclo di affreschi di Tommaso Giaquinto, e soprattutto quelli della cupola che richiamano appunto la terribile pestilenza patita dai moianesi, è l’espressione della straordinaria reazione che il popolo mise in atto dopo l’epidemia. Secondo alcuni la realizzazione di quest’opera, definita dal maestro Mario Ciaramella “La cappella Sistina della Valle caudina”, è una chiara manifestazione di ripresa economica, ma anche il segno della nascita di un senso di condivisione e di appartenenza degli abitanti del casale, uniti dal dolore e dagli stenti.

Tra il 1880 e il 1900 e più intensamente tra il 1901 e il 1920 anche Moiano fu interessata dal doloroso fenomeno dell’emigrazione che portò tantissimi cittadini a cercare lavoro, soprattutto ma non solo, negli Stati Uniti. La decisione di emigrare era considerata nel paese un vero e proprio lutto. Chi partiva spesso faceva testamento nella certezza che difficilmente avrebbe fatto ritorno; il fenomeno migratorio fu vissuto sempre come un dolore collettivo per l’abbandono dei propri cari e della propria terra.

In coincidenza con questo fenomeno, a Moiano ricevette un fortissima spinta l’antico culto della Madonna della Libera della quale nel 2014 è stato celebrato il 1° centenario dell’incoronazione.

La statua lignea della Madonna della Libera, una madonna nera, richiamava la condizione dello straniero in terra straniera e in questa icona gli emigranti finirono con l’identificarsi socialmente oltre che religiosamente. Il culto, soprattutto dalle Americhe, andò intensificandosi nel corso del XX secolo e le rimesse inviate in patria permisero la costruzione della cappella della Madonna nella chiesa di San Pietro Apostolo.

 

Queste brevi note, non possono essere esaustive della storia di secoli, possono essere anzi intese come un punto di partenza e, in prosieguo, potranno essere arricchite da approfondimenti e parti speciali, come è nel desiderio di Luigi Meccariello, delegato alla “Città Caudina” del Comune di Moiano. La pagina è aperta a quanti volessero far giungere il loro contributo di conoscenza della storia di Moiano con integrazioni o documenti ed anche apportando eventuali modifiche. La storia di una comunità appartiene a tutti e ciascuno deve sentirla come propria riconoscendosi in essa.  

 

Fonti bibliografiche:

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A Don Roberto Cesare: 1968-1993

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Tommaso Giaquinto "ritrovato". Un itinerario pittorico in Valle Caudina. (1993). Napoli,  Electa

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Pec

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