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La Storia

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Premessa

La storia di Moiano non può essere raccontata attraverso notizie derivanti da fonti dirette poiché esse sono rare e carenti e poco riportano dell’abitato e degli abitanti.  L’unica certezza storiografica si attesta dal secolo XV quando Moiano risulta essere parte del territorio di Airola di cui resterà uno dei casali fino al 1809, anno in cui divenne comune autonomo. Questo non significa, tuttavia, che il territorio non abbia una storia da raccontare per i secoli che precedono quello indicato anzi, a guardar bene, ci sono varie indicazioni da cui trarre notizie significative dell’esistenza, nell’attuale territorio, degli abitanti e dei loro usi in epoca assai precedente rispetto al secolo prima indicato.

La ricerca sulla storia di Moiano, per quanto detto, si deve perciò orientare verso fonti indirette da cui dedurre informazioni che, collegate tra loro e calate in un contesto più ampio, quello dell'intera Valle Caudina, permettono di tracciare uno scenario di vita e di comunità viva e attiva.

La ricerca, dunque, parte da un repertorio delle “tracce” che ad oggi il paese conserva, in molti casi inconsapevolmente perché si è persa la memoria del loro significato. Lapidi, stemmi, effigi, tombe, scritte, disegni, cortili, palazzi, chiese, mulini, ponti; vengono poi gli elementi umani: le famiglie, i cognomi, i soprannomi, gli aneddoti, i detti; ancora elementi naturalistici: colline, sentieri, il fiume, le sorgenti d’acqua.

Si tratta di tracce, piccole o grandi, che correttamente interpretate testimoniano un passato vivo e che aiutano a delineare come nel tempo sia cresciuta e si sia definita la comunità moianese.

Le origini : epoca sannitica.

L'abitato, secondo la tesi attualmente più accreditata, prenderebbe il nome da un "Fundus Mevianus" e, in questa ipotesi, il toponimo avrebbe origine prediale, deriverebbe cioè dal nome di un territorio, o meglio una proprietà fondiaria. Il documento a sostegno di tale ipotesi è una pergamena del Codice di Cava, datato 947, in cui si legge “in locum trans Boneia, ubi proprio Maiano dicitur”.  In un altro documento di epoca successiva (997) si legge anche “in locum trans Boneia ubi dicitur Meiana”. Allo stesso modo anche il nome della frazione, Luzzano, sarebbe una formazione prediale in quanto avrebbe origine da “Lutius” che ricorre in alcune iscrizioni romane rinvenute nella zona (R. Crisci - 2004).

La storia degli insediamenti umani dell'area è di sicuro molto più antica. Andando a ritroso nel tempo elementi indicativi del passato del territorio sono, ad esempio, quelli emersi dai numerosi scavi che, per vari motivi, sono stati effettuati nel tempo. In particolare, a Moiano, in località Vado degli Anfratti, sono state rinvenute, anche di recente, numerose tombe di epoca sannitica, talora complete del corredo funebre, che rimandano a presenze abitative già nel IV – III secolo a. C. Di questi ritrovamenti da testimonianza già Ferdinando Colonna dei Principi di Stigliano (1889) che, nel contempo, da anche notizia del fatto che molte suppellettili delle tombe scoperte nel XIX secolo andarono a far parte della collezione della famiglia Rainone di Sant’Agata de’ Goti. 

A questo periodo risale, tra l’altro, l’episodio delle “Forche Caudine”, l’umiliante disfatta patita dall’esercito di Roma nel 321 a.C. ad opera dei sanniti, con i soldati romani che subirono l'onta di dover passare, privi di armi e tunica, sotto un giogo di lance.

Le Forche Caudine costituiscono l’elemento storico più caratterizzante della Valle Caudina. Esso fu raccontato con dovizia di particolari da Tito Livio che però non fornì gli elementi topografici e geografici che avrebbero consentito di individuare con certezza il luogo dove il fatto avvenne. Questa insufficienza di informazioni ha dato vita ad una secolare diatriba storica e molti sono i testi che collegano direttamente Moiano a questo evento ritenendo che l’agguato all’esercito romano inmarcia verso Luceria, abbia avuto luogo nella valle tra Moiano e Sant’Agata de’ Goti. e che, perciò, proprio in questa zona si sia verificata la memorabile disfatta delle legioni romane ad opera dei fieri sanniti.

Giuseppe De Lucia, ad esempio, (1969) riporta, tra le altre, la tesi di Filippo Cluverio secondo cui questo evento storico si sarebbe verificato appunto nel tratto della valle dell’Isclero compreso tra Moiano e Sant’Agata dei Goti, e cita numerosi altri autori che condividono questa ipotesi (Trutta. Dissertazioni istoriche delle Antichità Alifane – 1776, Varrone. Storia di Limatola e Rinaldi. Memorie istoriche della fedelissima citta di Capua – 1753.

Anche Domenico Bartolini (1827), in questa disputa sulla esatta ubicazione dell'episodio delle Forche Caudine cita, sia pur per motivi opposti, Moiano: “... Luca Olstenio uomo sommo riconobbe il vero corso dell’Appia, e Caudio in Arpaia, ma lo stretto dove i Romani restarono chiusi, lo vide nell’ampia valle, che dopo Arpaia, corre fino a Montesarchio. Questo suo parere è rigettato […] perchè trovasi in opposizione col testo di Livio, il quale dà due aditi alla valle, e non tre, che sono in questa seconda valle molto più ampia, il primo in Arpaia, il secondo a Sferracavallo al di là di Montesarchio, e ‘l terzo dopo Moiano”.

Più di recente anche Antonio Jamalio (1918) ha ripreso la tesi di Olstenio secondo cui il territorio racchiuso fra il monte Porrito, le sorgenti del Fizzo, il fiume Faenza, ora Isclero, e le sorgenti d’acqua del territorio moianese, fosse per conformazione topografica ed elementi naturalistici, più congeniale, rispetto alla conca di Arpaia, alla descrizione fatta da Tito Livio. Secondo Jamalio questa zona poteva meglio contenere i circa 40.000 soldati e tutti i carriaggi  al seguito dell’esercito romano mentre la terra fertile, ricca di acqua per la presenza del fiume Isclero e di ricche sorgenti, costituivano condizioni indispensabili per la quotidiana gestione dell’armata romana e dei cavalli. 

Tracce del periodo dal ‘400 al ‘900

Qualche cenno sull'esistenza di Moiano e Luzzano si rinviene anche nel periodo del basso Medioevo, ma è tra il ‘400 e l’inizio del ‘900 che la storia riceve l’impulso maggiore. Il territorio cominciò ad essere maggiormente abitato nel ‘400, come casale della Terra di Airola, e nei secoli a seguire si accrebbe la presenza di abitanti stabili. Nella prospettiva della definizione di un repertorio di tracce, si pongono all'attenzione del lettore le seguenti:

$1·         a metà del ‘400 la cronaca della costruzione del Santuario della Madonna del Taburno, voluta da Carlo Carafa Conte di Airola, a seguito dell’apparizione della Vergine ad una giovinetta del casale di Moiano, Agnese Pepe;  (R. Caporuscio, 1988a)

$1·         le notizie della terribile peste che nel’600 colpì Napoli e raggiunse Airola e i suoi casali;

$1·         un documento di convocazione dell’Università di Airola, una sorta di Consiglio Cittadino, per definire questioni di proprietà terriere nel quale vengono citati i “rappresentanti dei casali di Moiano e Luzzano”. (R. Caporuscio, 1988b).

Nell’arco dei secoli, la popolazione, dapprima scarsa, andò aumentando e le favorevoli caratteristiche naturali della zona ne fecero, tra ‘700 e ‘800, meta di soggiorno di esponenti delle famiglie benestanti del napoletano alcune delle quali scelsero di stabilirsi in questo casale. L’aria salubre, l’acqua, il paesaggio, il clima rendevano confortevole la vita e perciò, gradatamente, Moiano fu interessato da una graduale trasformazione urbana, in seguito alla costruzione di alcune grandi residenze da parte di queste famiglie che avevano scelto di fare di questo piccolo centro rurale la loro residenza. Tutto ciò determinò un ulteriore incremento della popolazione. Nel 1809 Moiano e Luzzano si staccarono da Airola e divennero comuni autonomi e, successivamente, nel 1867 Luzzano fu aggregato a Moiano.

 

I Palazzi con i particolari degli stemmi che ancora oggi, in molti casi, sovrastano le arcate dei portali in pietra, le varie architetture, gli abbellimenti delle facciate, i cortili e poi le famiglie che nei secoli li hanno abitati, i cognomi, gli arredi, gli aneddoti tramandati sono altre importanti tracce per ricostruire il passato.

Si elencano qui le principali dimore rimandando, eventualmente, ad una successiva integrazione della pagina singoli approfondimenti: Palazzo De Marco, Palazzo Crisci, Palazzo Della Valle, Palazzo Menna, Palazzo Ciardulli con annessa cappella, Palazzo Ferace, Palazzo Oropallo, Palazzo Bernardo, Palazzo Iodice.

Tracce della storia Sociale:

Due sono i fatti storici che hanno inciso profondamente, in passato, sulla struttura sociale della popolazione moianese e di cui tutt’oggi si conservano le tracce: gli eventi calamitosi che contrassegnarono il XVI secolo (la peste e il terremoto) ed il fenomenodell’emigrazione di inizio ‘900.

Di questi due accadimenti, il primo ha determinato la nascita vera e propria del senso di comunità del popolo moianese ed il secondo il definitivo consolidamento della antica, ma sicuramente in origine meno forte, devozione alla Madonna della Libera il cui culto è uno dei motivi di richiamo di fedeli che, provenienti da tutti i comuni del circondario, affollano il paese nei giorni della festa che viene celebrata ogni anno dal 7 al 9 settembre.

La peste del 1656 prima ed il terremoto del 1688 poi, provocarono una strage. Ogni famiglia nei vari casali di Airola e quindi anche a Moiano subì uno o più lutti e ciò ebbe forti ripercussioni anche sull’economia determinando per la popolazione fame e povertà: in un inventario fatto nel 1661 durante la visita pastorale del vescovo di Sant’Agata de’ Goti, Domenico Campanella si legge: “[…]Si nota come su 602 moggia ben 545, ossia il 90%, siano incolte”, (Caporuscio, 1993) a conferma del fatto che le calamità avevano, per così dire, sottratto moltissime braccia al lavoro dei campi. 

La Chiesa di S. Sebastiano con il ciclo di affreschi di Tommaso Giaquinto, e soprattutto quelli della cupola che richiamano appunto la terribile pestilenza patita dai moianesi, è l’espressione della straordinaria reazione che il popolo mise in atto dopo l’epidemia. Secondo alcuni la realizzazione di quest’opera, definita dal maestro Mario Ciaramella “La cappella Sistina della Valle caudina”, è una chiara manifestazione di ripresa economica, ma anche il segno della nascita di un senso di condivisione e di appartenenza degli abitanti del casale, uniti dal dolore e dagli stenti.

Tra il 1880 e il 1900 e più intensamente tra il 1901 e il 1920 anche Moiano fu interessata dal doloroso fenomeno dell’emigrazione che portò tantissimi cittadini a cercare lavoro, soprattutto ma non solo, negli Stati Uniti. La decisione di emigrare era considerata nel paese un vero e proprio lutto. Chi partiva spesso faceva testamento nella certezza che difficilmente avrebbe fatto ritorno; il fenomeno migratorio fu vissuto sempre come un dolore collettivo per l’abbandono dei propri cari e della propria terra.

In coincidenza con questo fenomeno, a Moiano ricevette un fortissima spinta l’antico culto della Madonna della Libera della quale nel 2014 è stato celebrato il 1° centenario dell’incoronazione.

La statua lignea della Madonna della Libera, una madonna nera, richiamava la condizione dello straniero in terra straniera e in questa icona gli emigranti finirono con l’identificarsi socialmente oltre che religiosamente. Il culto, soprattutto dalle Americhe, andò intensificandosi nel corso del XX secolo e le rimesse inviate in patria permisero la costruzione della cappella della Madonna nella chiesa di San Pietro Apostolo.

 

Queste brevi note, non possono essere esaustive della storia di secoli, possono essere anzi intese come un punto di partenza e, in prosieguo, potranno essere arricchite da approfondimenti e parti speciali, come è nel desiderio di Luigi Meccariello, delegato alla “Città Caudina” del Comune di Moiano. La pagina è aperta a quanti volessero far giungere il loro contributo di conoscenza della storia di Moiano con integrazioni o documenti ed anche apportando eventuali modifiche. La storia di una comunità appartiene a tutti e ciascuno deve sentirla come propria riconoscendosi in essa.